FULVIO BALISTI

Fulvio Balisti nacque a Ponti sul Mincio (Mantova) il 19 agosto 1890 e ivi morì il 9 luglio 1959. Soldato volontario nei Granatieri nella Grande Guerra 1915-1918, fu ferito e decorato al Valor Militare raggiungendo a fine conflitto il grado di Capitano.
Legionario a Fiume negli anni 1919-1920 con Gabriele D'Annunzio che lo nominò Capo della sua Segreteria, successivamente fu delegato a Milano per l'Italia Settentrionale dove conobbe Benito Mussolini.
Terminata l'Impresa Fiumana, disilluso, si ritirò a Lugano (Svizzera) dove frequentò gli ambienti anarchici. In quel periodo conobbe Amalia Fortis detta Antonietta che sposò nel 1924. Fu la sua compagna devota, umile e fedele che condivise i suoi ideali.
Tornato in Italia alla vita civile, lavorò presso le Assicurazioni Generali di Venezia. Nel 1932 s'iscrisse al Partito Nazionale Fascista restando sempre un repubblicano convinto e fedele dannunziano sino alla morte del Poeta Soldato, il quale scrivendogli lo definì: "….Tu sei veramente per me l'esemplare del Legionario, l'esemplare del Granatiere dedito alla causa bella; non per la grande statura ma per l'altezza dell'animo…".
Nel 1940, condividendo le motivazioni che portarono all'entrata in Guerra dell'Italia che "…denunciava la posizione ingiusta di popoli poveri ad un bivio della storia controllato dalle nazioni privilegiate…", si arruolò volontariamente assumendo prima il comando del Battaglione G.I.L. BOLOGNA ed infine quello del I° Battaglione Giovani Fascisti.
Ai suoi ragazzi, così li chiamava, parlava della bellezza di servire la Patria in armi, del suo paese Ponti sul Mincio, della sua terra che profumava di vigne, melograni, glicini e pampini, dell'amore per la sua sposa Antonietta e insegnando loro a cantare le sue canzoni.
Il 3 dicembre 1941 a Bir el Gobi (Libia) durante la battaglia fu gravemente ferito alla gamba sinistra (che gli fù amputata). Nonostante ciò si fece portare in barella presso le postazioni (dei suoi ragazzi) per incitarli al combattimento, i quali in tre giorni di lotta dimostrarono che il suo insegnamento e il suo esempio li avevano trasformati in uomini pronti a morire per l'Italia.

Nel 1943 fu rimpatriato a seguito uno scambio di prigionieri di guerra; rifiutò la carica di Segretario Nazionale dei Reduci rientrati dalla prigionia, conferitogli dal Segretario del P.N.F. e si ritirò a Desenzano sul Garda.
Dopo l'8 settembre 1943 lui, fervente repubblicano, aderì alla Repubblica Sociale Italiana. Il 14 novembre 1943 intervenendo a Verona, presso Castelvecchio sede del I° Congresso del Partito Fascista Repubblicano, spiegò il senso che aveva avuto la battaglia di Bir el Gobi combattuta dai Volontari Giovani Fascisti.
Successivamente ebbe 14 colloqui con Benito MUSSOLINI, esprimendogli il suo pensiero ed inimicandosi così diversi Gerarchi. Il Duce lo definì come "…l'Uomo nuovo…" e lo designò alla Segreteria del P.F.R. in sostituzione di Pavolini. Durò in carica due giorni poi, deluso dal comportamento di alcuni Gerarchi, si dimise.
Avrebbe voluto ritirarsi dalla scena politica ma lui, figlio del popolo, accettò la carica di Commissario Prefettizio a Brescia che permise lui di mettersi in contatto con gli operai. Fu sensibile a tutti i problemi esposti, andò nelle fabbriche ad ascoltare le loro istanze e desideri cercando in tutti i modi di aiutarli.
Nell'Aprile del 1945 fu arrestato e rifiutò la possibilità, datagli dalla mutilazione subita a Bir el Gobi, di essere ricoverato in ospedale. Scelse il carcere.
Rimesso in libertà senza conseguenze giudiziarie fu comunque epurato dalla vita civile. Si ritirò allora a Desenzano del Garda e in seguito nel suo podere di Ponti sul Mincio che chiamò "Piccola Caprera, inricordo dell'Eroe Repubblicano Giuseppe Garibaldi".
Tra le vigne della sua terra che tanto amava ritrovò la pace al fianco dell'adorata sposa Antonietta e assistito dalla fedele governante Giovanna. Fu in quella serenità ritrovata che ricominciò a scrivere. Era, come diceva lui, un modesto poeta ma le sue opere in italiano e dialetto furono apprezzate e pubblicate. Scrisse anche due drammi a sfondo sociale, uno dei quali fu rappresentato a teatro.
Molte persone andavano a visitarlo, primi tra tutti i "…suoi ragazzi…", accogliendoli con un bicchiere di vino prodotto dalla sua terra e rivolgendo loro parole di fede, di speranza e d'amore per la Patria.
Morì a Ponti sul Mincio il 9 Luglio 1959, lasciando il podere ai "…suoi ragazzi…".

 

Lirica di Fulvio Balisti dedicata alla sua amata terra.

VOCAZIONE

Alto e radioso
Nella giconda libertà dei campi,
cui biancospini e pampini di vigna
offron gemmata e nobile corona,
sorge il mio regno
il cui monarca è amore
e povertà regina.

 
 
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