IL REGGIMENTO "GIOVANI FASCISTI"

Il 10 Giugno 1940 l'Italia, con la dichiarazione di guerra alla Francia ed alla Gran Bretagna, entra nel secondo conflitto mondiale.
Animati da sincero entusiasmo e desiderosi di partecipazione, 25.000 giovani di tutte le estrazioni sociali e provenienti dalle fila della G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio), chiedono di essere arruolati volontari per raggiungere il fronte di combattimento. Il P.N.F. (Partito Nazionale Fascista) grazie al Segretario Ettore Muti stabilisce con il Ministero della Guerra, che approva a malincuore, la costituzione di 24 Battaglioni G.I.L. che, militarmente istruiti nella zona della Liguria, sono poi impegnati in una marcia dimostrativa di 450 km, denominata "Marcia della Giovinezza".
Questa si conclude il 10 Ottobre 1940 come termine del periodo di addestramento a Padova, dove sono convenuti il Capo del Governo Benito Mussolini e le autorità militari per passare in rassegna i giovani volontari. Dopo la rivista, cui partecipano rappresentanze delle organizzazioni giovanili europee, i giovani apprendono con profonda delusione che i loro Battaglioni sono smobilitati, su richiesta dei comandi militari ed inviati a rientrare nelle loro case per continuare a studiare e lavorare.
Si mortificano così 25.000 ragazzi che chiedono solo di combattere. Il malcontento è tale che il V° Gruppo, accampato alla Fiera Campionaria di Padova, arriva ad ammutinarsi incendiando un padiglione per non eseguire l'ordine. Vista la violenta reazione di 2.000 volontari che non vogliono rientrare alle loro case, per intercessione di Ettore Muti sono costituiti tre Battaglioni Speciali G.I.L. e inviati a spese del Comando Generale della G.I.L. a Formia, Gaeta e Scauri per completare l'addestramento militare.
I volontari sono stufi di promesse, di esercitazioni e visite di Gerarchi. In seguito a diverse sollecitazioni il Ministero della Guerra invia l'Ispettore della Fanteria Generale Taddeo Orlando, per costatare il grado di preparazione militare dei Battaglioni. Il suo parere è favorevole e i volontari sono pronti al combattimento.
Il Ministero della Guerra, con disposizione n.486120 del 12 Aprile 1941, decide di trasformare i Battaglioni G.I.L. nella 301^ Legione CC.NN.; ma dopo una settimana non avendo i volontari adempiuto ancora il periodo di ferma regolare, essendo la M.V.S.N. (Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale) un apparato post-militare, il Ministero si affretta ad emanare una nuova disposizione, n. 49640 del 18 Aprile 1941, che modifica la precedente disponendo la costituzione del "Gruppo Battaglioni Giovani Fascisti" quale unità del Regio Esercito. Nacque così una nuova e particolare unità del Regio Esercito la cui truppa era costituita da giovani, grazie al consenso firmato dai genitori, inquadrati come "volontari ordinari senza vincoli di ferma " anziché come "volontari di guerra", e da sottufficiali ed ufficiali anch'essi come volontari.
Le uniformi ed i pugnali della Milizia sono ritirati e sostituiti dall'Esercito con l'uniforme della Fanteria con due particolarità: al bavero le fiamme sono a due punte bicolore giallo rosse (i colori di Roma e della G.I.L.); come berretto di fatica è adottato il fez nero dei reparti Arditi della Prima Guerra Mondiale. Sarà questo il solo copricapo portato orgogliosamente con un pizzico di spavalderia dai giovani volontari (al reparto non fù consegnato l'elmetto.
A Maggio il "Gruppo Battaglioni Giovani Fascisti" è trasferito a Napoli in attesa di destinazione. Il 24 Giugno è portata al Duce, da parte del Comando Supremo, una lettera intestata "Battaglioni G.I.L." che porta in calce una annotazione del Generale Magli: "…esprimo parere contrario: le unità che dovranno operare sul fronte Russo non possono essere composte da ragazzi…". Letta l'annotazione Mussolini scrive sotto di suo pugno: "Sta bene! i due Battaglioni andranno in Libia".
Il 29 Luglio 1941 il "Gruppo Battaglioni GG.FF.", composto dal I° e II° Battaglione e dal Comando di Gruppo, sbarca a Tripoli ed inviato con compiti di presidio a Homs e Misurata. I Battaglioni subiscono trasformazioni nell'organico e vengono consegnati i cannoncini 47\32 ed i mortai da 81 mm.
Il 2 Settembre 1941 con disposizione n.3 del Supercomando in Africa Settentrionale, il Gruppo entra a far parte del R.E.CA.M. (Raggruppamento Esplorante del Corpo d'Armata di Manovra) comandato dal Generale Gambara il quale, al momento di comunicare al Ten.Col. Tanucci comandante il Gruppo il loro prossimo impegno sul fronte di combattimento, scrive testualmente: "…il loro compito è arduo. I volontari sono al primo combattimento, sono giovani, ma ho piena fiducia in loro…".
Il 3 Dicembre 1941 il "Gruppo Battaglioni GG.FF." si trova schierato a Bir el Gobi (Libia). Il I° Btg. ed il Comando a quota 182; il II° Btg. alle quote 184 e 188. L'intenzione del Comandante dell'8^ Armata Britannica Generale Ritchie era di occupare Bir el Gobi, secondo il quale avrebbe opposto scarsa resistenza perché presidiata dai "Mussolini's Boys" che ai primi colpi di cannone sarebbero scappati, per poi passare così alle spalle del nemico. Quindi fu ordinato all'XI^ Brigata Indiana comandata dal Generale Anderson di occupare Bir el Gobi. La Brigata era composta da tre Battaglioni di Fanteria ( 2nd Maharatta, 2nd Cameron, 1st Rajaputana), da due Reggimenti d'Artiglieria pesante e leggera, da una compagnia di Carri Armati dell'8th Royal Tank Regiment. Il "Gruppo Battaglioni GG.FF." era composto da 1454 uomini armati di 24 fucili mitragliatori Breda mod.30, 12 mitragliatrici Breda mod.36, 12 fucili controcarro Polacco, 6 fucili controcarro Solothurn, 8 cannoncini da 47/32 e 8 mortai da 81mm e due casse di bombe Passaglia (una per Battaglione). Inoltre a Bir el Gobi c'era un presidio composto da 12 carri L3 (alcuni inutilizzabili ma furono interrati ed usati come nidi di mitragliatrici), 2 carri armati M13, 2 cannoncini 47/32 e 2 mitragliere da 20mm.
La battaglia inizia nel pomeriggio del 3 e continua nei giorni 4,5,6 Dicembre. E' presente anche la fanfara del Gruppo che durante gli attacchi nemici suona "Fischia il sasso". Gli scontri sono violenti, i volontari combattono con fredda determinazione, le fanterie nemiche sono falciate dal tiro preciso dei Giovani Fascisti, i carri nemici attaccati e distrutti; per tre giorni l'11^ Brigata Indiana e parte della 22^ Brigata Guardie accorsa in suo aiuto, non riuscirono ad occupare il caposaldo. Nei combattimenti parteciparono anche elementi della 1^ Divisione Sudafricana e della 2^ Divisione Neozelandese.
Innumerevoli sono gli episodi di valore come i sacrifici del Capitano Barbieri, dei Sergenti Lupo, Naldi e Ravaglia, dei volontari Bilferi, Calvano, Cocchi, Crocicchio, Bolognesi, Guidoni, Meloni, Minarelli, Nulli, Romagnoli, Togni e primo fra tutti il Cap.Magg. Ippolito Niccolini benché ferito per tre volte riesce a neutralizzare un carro nemico. Sarà insignito di Medaglia d'Oro al Valor Militare. Anche il Comandante del Gruppo Ten.Col. Tanucci è ferito e impreca contro gli Inglesi urlando "…vigliacchi, colpire un Bersagliere ai c…". Il Comandante del I° Btg. Maggiore Balisti ferito gravemente alla gamba sinistra che sarà successivamente amputata, si fa portare in barella nelle postazioni per incitare " i suoi ragazzi". La mattina del 7 Dicembre arrivano due colonne delle 15^ e 21^ Divisioni Corazzate tedesche. Il Generale Rommel osserva il campo di battaglia e si complimenta con il Ten. Milesi, quindi riparte con le Divisioni all'inseguimento del nemico. Gli Inglesi non sono riusciti ad occupare Bir el Gobi e pesanti sono state le loro perdite: due compagnie la Maharatta e la Cameron sono state completamente distrutte, le loro perdite ammontano a circa 300 morti, 250 feriti, 71 prigionieri; distrutti sei carri amati pesanti, sei leggeri e molti automezzi.

 

Le perdite nei Volontari GG.FF. ammontano a 54 morti con 117 feriti e 31 dispersi. Dopo l'aspra battaglia il "Gruppo Battaglioni Giovani Fascisti" ripiega con altre unità italo-tedesche.
Il Gruppo entra a far parte della Divisione Sabratha, prende parte ai combattimenti di El Agheila e Marsa el Brega subendo lievi perdite. Successivamente a seguito un ordine inaspettato i Volontari GG.FF. sono inviati a riposo presso il Villaggio Gioda quando nessuno ne sentiva la necessità.
Il 24 Maggio 1942 come riconoscimento del valore dimostrato dai Volontari GG.FF. a Bir el Gobi, per ordine di Mussolini viene costituita la 136^ Divisione Corazzata "Giovani Fascisti", nella quale essi costituiscono il nucleo principale. Presso il Villaggio Gioda fanno seguito visite importanti come quelle del Generale Gambara, dei Marescialli d'Italia Cavallero e Bastico dove quest'ultimo consegna la decorazioni al Valor Militare.
Le forze italo-tedesche hanno ripreso l'avanzata, i Volontari fremono. Finalmente giunge l'ordine di occupare l'Oasi di Siwa in Egitto ed il 23 Luglio 1942 è occupata da una colonna della costituenda 136^ Divisone Corazzata "Giovani Fascisti". Il 21 Luglio un Battaglione di GG.FF aviotrasportato da Junkers 52 atterra nell'Oasi per completare l'occupazione. Siwa riveste particolare importanza strategica per azioni difensive contro eventuali attacchi alleati ma anche per azioni offensive come base di partenza per attacchi tendenti a raggiungere l'interno egiziano. Dall'Oasi partono diverse piste verso Giarabub e la Marmarica ad ovest e verso Bagarya, Sitra, Ain Zeitun ad est (km 370) è la più interessante perché ha ottimi collegamenti con la Valle del Nilo.
Il 30 Agosto il "Gruppo Battaglioni Giovani Fascisti" assume la denominazione di Reggimento "Giovani Fascisti". Il reparto viene schierato presso i vari passi e l'artiglieria divisionale attorno l'Oasi. La popolazione locale ha apprezzato il gesto di lasciare sventolare la Bandiera Egiziana accanto a quella Italiana. Il Mamur invita gli ufficiali ad un pranzo. Viene costituito un Ufficio Affari Civili utilizzando personale egiziano per tenere i contatti con i vari commercianti del luogo.
Il 22 Settembre il Feld Maresciallo Rommel ispezione la Divisione ed in un colloquio con gli Ufficiali Italiani si dimostra interessato alla pista che da Bagarya porta a Moghaga che prosegue sino alla Valle del Nilo ma anche verso la capitale egiziana, Il Cairo. In seguito si intrattiene poi coi le autorità egiziane presenti nell'Oasi. In serata "radio scarpa" comunica che il nemico sarà aggirato e i Volontari riprendono a cantare. Nel frattempo è giunta anche una compagnia del 3° reparto esplorante tedesco. La nuova 136^ Divisone sta prendendo la sua fisionomia con l'arrivo di truppe e mezzi vari mentre il nemico, per mezzo delle ricognizioni aeree, tiene in osservazione tutti gli spostamenti italo-tedeschi presso l'Oasi. Brevi scontri con pattuglie alleate causano lievi perdite mentre il pericolo più insidioso è la malaria che colpisce quasi tutta la guarnigione con circa 800 ricoveri ospedalieri.
Quando inizia l'offensiva ad El Alamein nel Reggimento cresce il malumore per il mancato combattimento e induce ben 825 volontari a chiedere il trasferimento presso reparti operativi con il risultato che l'aiutante Maggiore in I^ annulla tutte le richieste. L'esito sfortunato della battaglia induce il Comando Italiano a far ripiegare la 136^ Divisione.
Il 4 Novembre 1942 alcuni notabili egiziani esprimono il loro dispiacere per il prossimo ritiro dell'Esercito Italiano; il commerciante che riforniva la Divisione di frutta e verdura si presenta al Comando e restituisce le Lire Italiane avute come pagamento delle merci acquistate ma rifiuta le Sterline offertegli in cambio, aggiungendo "…per me è stato un onore avervi conosciuti…". Giunge il VI° Battaglione Libico che si trovava fra le depressioni di Qattara.
Il 6 Novembre, salutati da una parte della popolazione, la 136^ Divisione in due scaglioni inizia il ripiegamento che la porterà ad Agedabia (Libia) mentre il reparto tedesco ripiega verso Sollum. Le due colonne composte da circa 3000 uomini montati su 290 automezzi iniziano il ripiegamento e nella sosta a Giarabub si unisce il reparto che presidiava quest'ultima Oasi. Percorrendo circa 1200 Km su piste sconosciute e mai percorse da una intera Divisone, fu evitato l'accerchiamento da parte del nemico ma subendo due attacchi aerei che causarono diversi morti e feriti. Il ripiegamento si conclude ad Agedabia tra il 16 e il 18 novembre ed essendo il reparto ancora efficiente al 95% delle sue forze è messo in retroguardia allo schieramento italo-tedesco.


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Il Reggimento di schiera tra Marsa el Brega e El Agheila per poi ripiegare, sempre combattendo, a En Nufilia dove presso l'Ara dei Fileni avviene l'incontro coi Volontari del III°Battaglione che viene sciolto per reintegrare le perdite del I° e del II°. Il Reggimento prosegue fino ad assestarsi tra Buerat e Gheddaia dove avvengono scontri con il XXX° Corpo d'Armata Inglese. I Volontari lasciano due compagnie in retroguardia che si riuniscono a nord di Tarhuna dove avvengono brevi combattimenti con la 7^ Divisione Corazzata Inglese e la 2^ Divisione Neozelandese.
Il 25 Gennaio 1943 superando il confine con la Tunisia viene abbandonata con dolore la Libia. Il ripiegamento si arresta sulla ex linea fortificata del Mareth, sull'uadi Zig Zao, creata dai francesi per fermare un eventuale attacco italiano. E' protetta da un profondo fossato anticarro dove si attestano le Divisioni italo-tedesche. Il Reggimento GG.FF. è schierato verso il mare e a Marzo una compagnia di formazione partecipa all'operazione "Capri" subendo qualche perdita.
Tra il 17 e il 30 Marzo si combatte la battaglia del Mareth. Inizia con un violento bombardamento da parte delle forze alleate, cadono sotto l'attacco nemico alcuni capisaldi come il "Biancospino" che, data la sua posizione crea molti problemi al Reggimento. E' occupato dal 7° Battaglione Green Howard con elementi della 201^ Brigata Guardie Inglesi. Viene deciso di rioccuparlo: partono all'attacco due compagnie di formazione una composta dai volontari GG.FF. ed una dai Legionari CC.NN. del X° M (che era stato assegnato al Reggimento). Quest'ultimo viene preso d'infilata dal nemico e non può avanzare. A suo sostegno interviene il Capitano Baldassari, i combattimenti sono cruenti assalti all'arma bianca con lancio di bombe a mano e il caposaldo "Biancospino" è riconquistato. Molti sono i caduti tra i Volontari compresi due Ufficiali, uno tra i GG.FF. il secondo del X°M. In questo combattimento il III° Battaglione GG.FF. ha avuto il battesimo del fuoco. Dopo la riconquista del caposaldo un ordine inspiegabile del Comando del Corpo D'Armata obbliga l'abbandono della postazione. Il 23 Marzo un contrordine dello stesso invierà un reparto speciale per rioccupare il "Biancospino". A questo punto il Comandante del Reggimento GG.FF. precede tutti e invia una compagnia al comando del Capitano Niccolini (fratello di Ippolito, caduto a Bir el Gobi) che dopo due ore di cruenti combattimenti riesce a conquistare il caposaldo. Nel pomeriggio giunge il reparto inviato dal Comando: "…siamo gli assalitori, dobbiamo rioccupare il caposaldo Biancospino…". Il Colonnello Sechi risponde: "…è già stato rioccupato dai miei Volontari."
I combattimenti proseguono sino al 30 Marzo; per evitare l'accerchiamento lo schieramento italo-tedesco ripiega sulla linea Akarit Chott. La battaglia dura due giorni, il 5 e il 6 Aprile, poi è inevitabile la ritirata sull'ultimo baluardo di Enfidaville.
Questa è l'ultima linea di resistenza e i Volontari vengono schierati sulle quote 97-126-130-141. La prima battaglia di Enfidaville dal 19 al 30 Aprile 1943 inizia con un attacco massiccio dal cielo e da terra. Alle prime luci dell'alba del 25 Aprile, giorno di Pasqua, la 6^ Brigata Neozelandese con elementi della 167^ Brigata Guardie Inglese attaccano tutto il settore tenuto dai Volontari GG.FF., ma è la quota 141 che subisce la maggiore pressione. Essa è tenuta dalla 2^ Compagnia. Il Capitano Raumi organizza il contrattacco, la posizione e persa due volte ma viene riconquistata con violenti a corpo a corpo. Sul campo di battaglia vengono contati circa 150 nemici caduti, mentre le perdite del Reggimento tra morti, feriti e dispersi ammontano a 156. Molti gli episodi di valore. Tra tutti quello del Volontario Stefano David il quale, ferito e catturato dal nemico, viene sospinto dalle baionette inglesi con lo scopo di penetrare nelle linee dei Giovani Fascisti. Giunto nelle vicinanze delle postazioni dei Volontari e accortosi che questi gli andavano incontro per aiutarlo, trova la forza per rialzarsi e gridare: "2^ Compagnia fuoco! Sono nemici" e cade falciato assieme ai nemici. Verrà insignito di Medaglia d'Oro al Valor Militare. Il 29 Aprile la quota 141 è definitivamente riconquistata dai volontari della 3^ Compagnia che alla fine del combattimento sarà ridotta a soli 20 Giovani Fascisti.
La seconda battaglia di Enfidaville dal 9 al 13 Maggio 1943 è violenta e breve, i combattimenti si susseguono, le postazioni dei Volontari ora sono attaccate dalla 69^ Brigata Inglese. La lotta è impari ma la quota 141 è sempre teatro di cruenti scontri ma resta saldamente in mano ai Giovani Fascisti. I camerati della 90^ Divisione Tedesca si arrendono, i volontari del II° Battaglione GG.FF. occupano le postazioni abbandonate dall'alleato e continuano a combattere.
Il 12 Maggio giunge da Roma l'ordine di resa. A malincuore i Volontari accettano la decisione. In nottata seppelliscono le Fiamme di Combattimento del II° e III° Battaglione, mentre quella del I° è divisa in 17 parti (è stata ricostruita in parte a fine guerra e d'ora si trova esposta presso il Museo Reggimentale). Distruggono armi e bruciano il materiale che può essere utile al nemico. Molti reparti inviano telegrammi inneggianti alla Patria, al Re, al Duce, mentre i giovani fascisti volevano ancora combattere, infatti sul diario storico della 2^ Divisione Neozelandese si legge: "…finalmente il fronte tace. Solo su punto 141 il nemico è ancora attivo…". Quota 141 è occupata dai Giovani Fascisti che non persero alcuna delle posizioni loro assegnate.
Il 13 maggio 1943 sulla piana di Bou Fichà i resti del Reggimento sono passati in rassegna dal Colonnello Comandante del Reggimento e dal suo Aiutante in I^, tra lo stupore del nemico venuto a catturarli.
Il reparto perse la metà degli effettivi. Il Reggimento "Giovani Fascisti" è stato l'unico reparto del Regio Esercito Italiano ad essere composto da tutti Volontari ed anche l'unico reparto a non aver ricevuta la Bandiera di Combattimento. Il Reggimento ha onorato la tradizione militare Italiana.

Il curatore del museo
(G.F. Antonio Cioci)

 
 
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